Che tempo !
Era una giornata calda e afosa
il sole sembrava sciogliere ogni cosa
la gente si lamentava – Che caldo soffocante,
ci vorrebbe una pioggia rinfrescante –
Poco più in là passava un nuvolone
che approfittò subito della situazione
- Sole che cosa hai combinato? –
- Guarda! Stai facendo soffrire la gente
e guarda come hai ridotto le povere piante –
Il sole osservò cosa aveva combinato
e disse – Hai ragione, forse ho un po’ esagerato! –
- Non preoccuparti – disse allora il nuvolone
- Risolverò io la situazione –
e un tremendo temporale cominciò
Il sole intanto restava a guardare
la pioggia che continuava a scrosciare
e disse poi molto arrabbiato
- Adesso sei tu che mi sembri esagerato !
Tu la terra l’hai proprio annegata –
- Parli te sole, che scotti la gente
non sei altro che un grande prepotente! –
- Si può sapere cos’è questo malcontento? –
Chiese ai due litiganti un soffio di vento
- Per fare stare meglio il mondo c’è una soluzione
e non è ne un sole torrido e tanto meno un tifone.
Ma visto che voi due non sapete collaborare
porterò via il nuvolone. Non so che altro fare! –
Ancora oggi il sole e il nuvolone
non hanno capito la lezione
e continuano a litigare
per decidere se il tempo deve cambiare
E noi cosa mai potremmo fare
per non morire di caldo o per non ghiacciare?
Faremo quello che abbiamo sempre fatto:
ci lamenteremo – Questo tempo matto ! –
Simona Livio
Serafino era un piccolo uomo.
Leggero, sottile e pallido sembrava un filo d’erba seccato dal sole.
Serafino era un piccolo uomo molto solo.
La terra dove stava la sua casa era ampia e deserta. Pochi uomini la attraversavano e pochissimi si fermavano a scambiare due chiacchiere con Serafino. Ma lui non si sentiva abbandonato. C’era una voce che sempre gli parlava raccontando storie lunghe o corte, tristi e allegre, alcune con un senso, altre no. Era una voce sempre bella da ascoltare, la voce del vento.
Ogni giorno Serafino correva sull’unica collina della regione, sotto una grande quercia e aspettava che, filtrando tra le foglie, il vento cantasse.
Dopo un inverno di gelo e bufere, in cui il vento aveva urlato le storie più tristi e feroci, dopo una primavera leggera che aveva sussurrato dolcezze a Serafino, venne il silenzio. Con il caldo, l’afa, la luce, il silenzio. Niente. Il vento non parlava più. Aveva il suo daffare Serafino a cercare altre colline, altre querce. Non c’era nulla da fare. Il vento non parlava più. Ma Serafino non si arrese a quel vuoto. E partì. L’afa e il silenzio erano ovunque, del vento nessuna traccia. Solo caldo. Le persone che incontrava lo incoraggiavano quando sentivano la sua storia, perché anche loro volevano che il vento tornasse a parlare. Pianure, laghetti, montagne e ogni tipo di persone e di animali incontrò nel suo viaggio. Era talmente concentrato sulla ricerca che smise di ascoltare le voci sottili. Macchine, treni, industrie, lontano dalla sua terra deserta c’era troppo rumore per ritrovare il vento.
E Serafino un giorno si fermò.
Aveva trovato un posto piccolo piccolo dentro un grande condominio. A differenza della terra dove abitava prima, qui di rumore ce ne era moltissimo, e anche di persone e di cose. Tutti parlavano, urlavano, i clacson strombazzavano, la tivù, la radio, c’era sempre qualcosa da ascoltare. E Serafino esausto si lasciò scivolare tra questi rumori che lo intontivano e gli facevano girare la testa come tanti bicchieri di vino.
Passati molti anni Serafino invecchiò, come tutti.
Un giorno decise che, finchè le forze glielo permettevano, doveva tornare alla sua terra e alla sua quercia, per addormentarsi li. Riprese la vecchia valigia e ripartì come tanti anni prima. Niente era cambiato. Neppure il silenzio a cui Serafino non era più abituato.
Passi faticosi di vecchio lo portarono sulla collina, sotto la quercia e per la prima volta, dopo tantissimi anni, si fermò per davvero. Si fermò ad ascoltare. Senza cercare più nulla, solo ascoltare. Sentì un fischio leggero che veniva dal fiume. Erano i canneti. Era il vento. Ma troppo sottile per l’orecchio non più abituato di Serafino. Prese una canna e la tagliò come faceva da bambino. Lasciò che il suo fiato e quello del vento si unissero. E il vento tornò. Dove sei stato? Chiese Serafino. In viaggio rispose il vento. Tra i ghiacci e i grattacieli, tra le gondole e i palazzi. Ho tanto da raccontarti. Fermati con me. Serafino visse ancora molti anni, poiché molte erano le storie del vento. Forse è ancora lì. Sotto la quercia.
Filastrocca di Natale
Chiese Matteo al suo nonnino
- Che cos’è Natale?-
e il vecchio rispose al nipotino
- Ai miei tempi non era male
ci si alzava presto come ogni mattino
e in chiesa ti raccontavano una nascita speciale -
- E la festa e i regali? – chiese Matteo preoccupato
- La mia famiglia era povera
ma il Natale lo abbiamo sempre festeggiato
a pranzo si mangiava quel che c’era
e se ricevevi un regalo eri fortunato!
Poi si chiacchierava e si tirava sera. –
Matteo non credeva d’aver capito
il giorno di Natale era assai complicato
forse il concetto andava chiarito
e certo il suo papà glielo avrebbe spiegato.
Lo cercò per casa, ma dove era finito?
A Natale era sempre affaccendato.
Matteo chiese alla mamma – Dov’è papino? –
- Non c’è aveva una cosa da fare
ma tornerà tra un attimino.
Stai tranquillo, non ti preoccupare
Vedrai che sorpresa porterà al suo bambino.
Perché nell’attesa non vai a giocare? –
- Ciao a tutti sono tornato -
disse il papà entrando intirizzito
- Venite a vedere l’abete che ho comprato -
Il bambino rimase sbigottito
- Forza Matteo adesso va addobbato! -
ma il papà sembrava un po’ smarrito
- Che hai papà ti senti male? -
- Cosa vuoi a Natale sono così nervoso
perché devo trovare un regalo originale
qualcosa per mamma di bello e costoso
insomma qualcosa che non sia banale
che le faccia capire che sono premuroso –
- E noi mamma che faremo per festeggiare? -
- Seguiremo la tradizione
un grande pranzo per cominciare
e come dolce il panettone.
E chi dovrà pulire e cucinare?
La tua mamma con c’è altra soluzione.
Apriremo regali stupefacenti
e faremo gli auguri ai vicini.
Poi arriveranno gli zii e i parenti
con pacchetti e pacchettini.
Così ricominceremo i festeggiamenti
con lenticchie e cotechini. –
- E’ bello che in questo giorno speciale
ci si scambino auguri e regali.
Certo festeggeremo con un pranzo eccezionale
ma non dobbiamo essere superficiali.
Pensiamo anche al significato del Natale
e non guardiamo solo gli aspetti banali –
Il padre era un po’ perplesso
chissà se Matteo aveva capito
forse il discorso era troppo complesso
o magari andava approfondito
Ma come succedeva assai spesso
il bambino lo lasciò stupito
- La maestra ci ha raccontato di Gesù bambino
e dei pastorelli che lo vanno ad adorare
è nato in una stalla come un poverino
ma il re dei re è destinato a diventare
E’ venuto al mondo per insegnarci un cammino
ad essere fratelli e imparare ad amare –
disse la mamma – Sei un vero angioletto
ma noi dobbiamo anche pensare
per render Natale davvero perfetto
a chi questo giorno non può festeggiare
Pensa al malato o al poveretto
anche per loro dobbiamo pregare –
A Natale Matteo si svegliò di buon mattino
e i regali sotto l’albero andò a cercare
ma prima di scartare il primo pacchettino
in ginocchio Matteo si mise a pregare
- Benvenuto tra noi Gesù bambino
e a tutto il mondo pace e amore voglio augurare -
Simona Livio
Le lettere di Babbo Natale
La coccinella prepotente
Il piccolo bruco Maisazio
Pesciolino. Cantastorie birichino
La Strega Rossella
A spasso col mostro