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venerdì, 11 gennaio 2008

Serafino era un piccolo uomo.

 Leggero, sottile e pallido sembrava un filo d’erba seccato dal sole.

Serafino era un piccolo uomo molto solo.

 La terra dove stava la sua casa era ampia e deserta. Pochi uomini la attraversavano e pochissimi si fermavano a scambiare due chiacchiere con Serafino. Ma lui non si sentiva abbandonato. C’era una voce che sempre gli parlava raccontando storie lunghe o corte, tristi e allegre, alcune con un senso, altre no. Era una voce sempre bella da ascoltare, la voce del vento.

Ogni giorno Serafino correva sull’unica collina della regione, sotto una grande quercia e aspettava che, filtrando tra le foglie, il vento cantasse.

Dopo un inverno di gelo e bufere, in cui il vento aveva urlato le storie più tristi e feroci, dopo una primavera leggera che aveva sussurrato dolcezze a Serafino, venne il silenzio. Con il caldo, l’afa, la luce, il silenzio. Niente. Il vento non parlava più. Aveva il suo daffare Serafino a cercare altre colline, altre querce. Non c’era nulla da fare. Il vento non parlava più. Ma Serafino non si arrese a quel vuoto. E partì. L’afa e il silenzio erano ovunque, del vento nessuna traccia. Solo caldo. Le persone che incontrava lo incoraggiavano quando sentivano la sua storia, perché anche loro volevano che il vento tornasse a parlare.  Pianure, laghetti, montagne e ogni tipo di persone e di animali incontrò nel suo viaggio. Era talmente concentrato sulla ricerca che smise di ascoltare le voci sottili. Macchine, treni, industrie, lontano dalla sua terra deserta c’era troppo rumore per ritrovare il vento.

E Serafino un giorno si fermò.

Aveva trovato un posto piccolo piccolo dentro un grande condominio. A differenza della terra dove abitava prima,  qui di rumore ce ne era moltissimo, e anche di persone e di cose. Tutti parlavano, urlavano, i clacson strombazzavano, la tivù, la radio, c’era sempre qualcosa da ascoltare. E Serafino esausto si lasciò scivolare tra questi rumori che lo intontivano e gli facevano girare la testa come tanti bicchieri di vino.

Passati molti anni Serafino invecchiò, come tutti.

Un giorno decise che, finchè le forze glielo permettevano, doveva tornare alla sua terra e alla sua quercia, per addormentarsi li. Riprese la vecchia valigia e ripartì come tanti anni prima. Niente era cambiato. Neppure il silenzio a cui Serafino non era più abituato.

Passi faticosi di vecchio lo portarono sulla collina, sotto la quercia e per la prima volta, dopo tantissimi anni, si fermò per davvero. Si fermò ad ascoltare. Senza cercare più nulla, solo ascoltare. Sentì un fischio leggero che veniva dal fiume. Erano i canneti. Era il vento. Ma troppo sottile per l’orecchio non più abituato di Serafino. Prese una canna e la tagliò come faceva da bambino. Lasciò che il suo fiato e quello del vento si unissero. E il vento tornò. Dove sei stato? Chiese Serafino. In viaggio rispose il vento. Tra i ghiacci e i grattacieli, tra le gondole e i palazzi. Ho tanto da raccontarti. Fermati con me. Serafino visse ancora molti anni, poiché molte erano le storie del vento. Forse è ancora lì. Sotto la quercia.

postato da: fiorigialli alle ore 12:46 | link | commenti (3)
categorie: favole
sabato, 24 novembre 2007

AIUTO! SI E' ARRABBIATA LA BEFANA


 

Quell'anno la befana era proprio decisa a prendersi una rivincita......ogni 6 gennaio distribuiva i suoi pacchetti avvolti in carte colorate, ma puntualmente arrivava seconda:BABBO NATALE aveva già consegnato i suoi doni.

Spesso accadeva che, aprendo i regali della befana, i bambini esclamassero annoiati:UN POKEMON! ma è uguale a quello che mi ha portato babbo natale!

Così la vecchietta brontolava:"Quell'antipatico, arriva sempre prima di me e mi ruba tutte le idee, devo trovare una SOLUZIONE!

Si mise a pensare e....pensa ripensa diventò ancora più vecchia.Le cadde un dente, gliene cadde un altro, perse i capelli, MA NON TROVO' NESSUNA IDEA,anzi finì per ammalarsi e fu portata all'ospedale.Nessun medico però sapeva trovare la medicina giusta perchè da che mondo e mondo le BEFANE non si ammalano mai!: vanno su e giù per i tetti, con la neve e la tempesta, ma arrivano all'età di 100 senza prendere un raffreddore.

In ospedale la befana, con tutti i suoi sacchi pieni di regali, venne portata in una stanza bella grande."E questa scopa dove la mettiamo? Possiamo usarla per fare le pulizie?" chiese una giovane infermiera. Che maleducata e LA MIA SCOPA MAGICA, non si azzardi a toccarla, un pò di rispetto accidenti.

Chiusa in quella stanza di ospedale la befana diventava sempre più nervosa e le sue scenate si moltiplicavano. SPUTO' la minestrina in faccia al dottore di turno, staccò due bottoni al camice dell'infermiera e riempi di mollica di pane le tasche del professor Tormentini, il quale si infuriò:
"Non si può continuare così, dobbiamo trovare un dottore che sappia curare questa MALEDUCATA"

"Ma a me non serve un dottore " disse la befana, "devo solo sconfiggere quell'antipatico di babbo natale!"

Pensa e ripensa , il professore decise che l'unica cosa da fare era portare lì babbo natale,per trovare un accordo.

postato da: minnymouse alle ore 09:25 | link | commenti
categorie: favole, natale